Satrapame (conosciuto come Il Buono)
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Riverito Oratore azteco dal 1322
al 1351, noto, tra i numerosi sovrani aztechi, per aver posto fine al
Sacri Misteri regolarmente celebrati in onore del dio Enucatl e alla
furia inconoclasta che il suo predecessore, il tiranno Mauro, aveva
scatenato nei confronti delle altre divinità.
La guerra civile
Alla morte di Azazale, nel 1319, il buon Satrapàme aveva appena quarantacinque anni, ma già da dieci comandava 5.000 guerrieri induriti dalle battaglie, rigidamente disciplinati e fedeli al loro comandante, che si atteggiava a signorotto feudale di un'inospitale zona del deserto di Bradorose, al confine più settentrionale dell'Impero Azteco.
La notizia della fine del monarca giunse provvidenziale: c'è chi sostiene (in particolare Edward J. Gnostolds, figlio del più celebre antropologo John C. e prosecutore delle sue ricerche, in Tyrant Maurus and the Good Satrapames --- Anarchy and civil war in the Ancient Mexico) che il sovrano improvvisamente deceduto fosse al corrente dei traffici che il buon Satrapàme intratteneva con le popolazioni autoctone oltre il confine dell'Impero --- semi di cacao, pietre preziose, armi, piante allucinogene --- e che si preparasse a guidare un esercito contro il suo vassallo infedele. Appena informato della vacanza del trono, il suo esercito personale lo acclamò imperatore (4 luglio 1319): documenti dell'epoca attestano una sua esitazione di fronte alla corona che gli veniva offerta, risolta positivamente in seguito alla scoperta della ribellione del futuro tiranno Mauro.
Seguirono sei mesi di guerra civile, un periodo di anarchia militare nel quale cinque autoproclamatisi imperatori si affrontarono in sanguinose battaglie delle quali non ci sono giunte notizie dettagliate; è un fatto che nella Notte delle Canne (31 dicembre 1319) il tiranno Mauro riuscì a impadronirsi con un abile colpo di mano della capitale Tenochtitlàn, e che solo per un'epidemia, che aveva messo in ginocchio la città, lo scontro fra le truppe di Mauro e Satrapàme fu evitato. L'accordo, stilato tra i due usurpatori, prevedeva che Satrapàme riconoscesse la regalità del rivale; in cambio avrebbe sposato sua sorella Tzitziplin, di appena dodici anni, e sarebbe stato nominato erede al trono. Satrapàme accettò di buon grado.
Il regno del buon Satrapame
Nei mesi seguenti, però, il crescente odio delle masse popolari contro le politiche d'intolleranza religiosa del tiranno Mauro lo indusse a rovesciarlo il 14 luglio 1322 (Giorno della Gloria); il desposta deposto fu sacrificato sull'altare di Enucatl e il culto bandito per sempre.
Avevano così inizio ventinove anni di governo illuminato: il buon Satrapàme ampliò le fortificazioni già appartenutegli, sul confine settentrionale, per difendere l'Impero dalle orde di selvaggi che premevano con insistenza alle frontiere; un loro tentativo velleitario di forzare queste difese indusse il generale Cuahumatl, comandante dell'élite guerriera dei Cuahchiqueh e amico intimo del buon Satrapàme, ad attaccare il nemico. Uno scontro di proporzioni epiche vide opporsi 1.000 guerrieri aztechi a oltre ventimila stranieri, e riportare su questi ultimi una vittoria schiacciante. I prigionieri --- pochi, a dir la verità --- vennero immolati sulle fortificazioni il giorno della loro inaugurazione.
Satrapàme premiò Cuahumatl associandolo al trono; voci insistenti, raccolte dall'archeologo Jean-Pierre Donatien (Homosexualité et amour chez les Azthéques), parlano di una realazione omosessuale tra i due. Tzitziplin, la moglie del Riverito Oratore, si era intanto rivelata sterile: fu uccisa in gran segreto, il suo corpo gettato nei canali di Tenochtitlàn. Ma l'opera del sovrano illuminato non si arrestò qui: egli ordinò l'ampliamento e la difesa delle vie di comunicazione con lo Yucatan, e inviò diverse missioni esplorative fino alla costa dell'Oceano Pacifico. Fece erigere numerosi templi al dio Quetzalcoatl, invocandone il suo ritorno dal Mare Occidentale; stabilì un'alleanza, destinata a durare solo un ventennio, con i vicino Tlaxcaltechi, grazie alla quale poté condurre guerre di conquista nel meridione del Paese. Rinnovò il calendario, stabilendo che cinque giorni venissero aggiunti ogni vent'anni per evitare un'eccessiva discrepanza tra le previsione matematica e lo scorrere delle stagioni. Emanò diversi editti, volti a contenere la pratica del duello, molto diffusa --- anche se, pare, non ebbe molto successo; sempre sul piano legislativo, raccolse in un unico corpo, suddiviso in dieci libri, antiche tradizioni religiose e giuridiche del proprio popolo.
Follia e morte in disgrazia
Negli ultimi anni della sua vita, la follia lo assalì; mise a morte la sua nuova moglie, Hematlel, che lo aveva accusato pubblicamente di impotenza (1347); fece fustigare tutti i servi della casa reale perché non erano stati in grado di recuperare un bracciale che aveva perduto; fece mettere a ferro e a fuoco le case degli oppositori politici, che con la sua pazzia si facevano sempre più audaci e lanciavano in pubblico i loro anatemi; iniziò a sospettare persino dell'ostilità del generale Cuahumatl, il quale, temendo di soccombere, mobilitò i suoi guerrieri per attaccare il palazzo reale. Nel 1351 il buon Satrapàme fu deposto e incarcerato; Cuahumatl non si proclamò re, ma impose sul trono il giovane e manovrabile Cajalcoyotl, di cui avrebbe continuato a essere l'eminenza grigia per i successivi dodici anni. Satrapàme, cieco e folle, morì dopo quattordici giorni di prigionia.
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