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La vera storia di Enucatl

Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2009

Tiranno Mauro

Il Tiranno
Mauro Riverito Oratore del popolo azteco (1300-1322), ebbe vita invero brevissima. A lungo condiserato poco meno di una figura leggendaria, ottenne la patente di storicità in seguito alle approfondite ricerche eseguite da John C. Gnostolds nella cintura dei templi, in Messico, e pubblicate nel suo libro Tyrant Maurus --- A history about Enucatl's legacy XIV Century to XX.

L'infanzia e il culto di Enucatl

Nato da Nahuatl, comandante dell'esercito di Tenochtitlan, e dalla principessa Hemutillin, cugina dell'allora re Azazale, per la lontananza di parentela dal sovrano, sembrò fin da subito escluso dalla successione al trono.

L'incontro con il culto del sanguinario dio Enucatl, già a nove anni, cambiò radicalmente la sua vita: avvenuti al termine di una travagliata crisi mistica, nel corso della quale Mauro si sarebbe inflitto pesanti automutilazioni e avrebbe avuto visioni dell'aldilà, l'adesione alla setta che onorava questa divinità e l'ingresso nei Santi Misteri plasmarono il suo carattere ancora giovanissimo. In breve, sorretto in ogni sua azione dalla cieca fede in Enucatl, divenne audace, spregiudicato, protervo; a dodici anni convinse suo zio Azazale ad inviarlo nella Città Santa di Sobbabia per un tirocinio sacerdotale, vincendo l'opposizione di sua madre (suo padre, nel frattempo, era caduto in battaglia contro i vicino Tlaxcaltechi): preso sotto l'ala protettrice di un Sommo Sacerdote noto solo come Fiore Ascetico, crebbe nel più acceso e settario fanatismo religioso, giungendo a convincersi della possibilità di unificare tutto il popolo azteco e le popolazioni confinanti sotto un unico dio, che, se del caso, doveva essere imposto an che con la violenza.

La carriera militare e l'ascesa al potere

A quindici anni, Mauro ottenne l'esenzione dalla frequenza scolastica e l'ingresso nell'esercito: si addestrò febbrilmente per due anni e, come tributo per il grande coraggio e la cieca abnegazione, gli fu assegnato il comando di una numerosa guarnigione di frontiera, collocata al limitare del territorio tlaxcalteco. Approfittando della sua condizione di ``quasi re'' nella guarnigione, indusse i suoi uomini ad abiurare la Fede Tradizionale, riconoscendo come unico dio Enucatl; i pochi che, di fronte al suo zelo fanatico, ebbero la forza di opporsi, vennero sottoposti a una tortura divenuta poi famosa come ``tortura del Tiranno'': crocifissi a testa in giù, dopo che era stata loro strappata la lingua, venivano affogati a più riprese in tinozze d'acqua bollente. Una simile politica di conversioni forzate fu seguita anche per i vicini villaggi tlaxcaltechi, molti dei quali vennero completamente rasi al suolo per aver rifiutato il nuovo dio; ormai i guerrieri della guarnigione al comando di Mauro agivano solo su suo ordine, trascurando i dispacci che provenivano dalla capitale, massacrando le popolazioni inermi e convertendo in massa i sopravvissuti. Quel ch'è più, molti guerrieri, provenienti da guarnigioni diverse o da molto tempo lontani dal campo di battaglia, si convertirono spontaneamente ed entrarono al servizio di Mauro, che ormai poteva contare su oltre 3.000 uomini.

Alla morte di Azazale, nel giugno 1319, seguirono sei mesi di anarchia: la mancata associazione al trono di un qualsiasi erede e il ritardo del collegio sacerdotale nello sceglierne uno, com'era sua competenza, indusse diversi generali, tra cui anche il buon Satrapàme, ad autoproclamarsi re, contando sul sostegno dei propri soldati. La notte del 31 dicembre 1320 (detta anche Notte delle Canne), Mauro marciò sulla capitale Tecnochtitlan, sostenuto da una folla osannante, sconfisse due dei generali che, coalizzatisi, gli sbarravano la strada ed entrò in Tenochtitlan, dove ordinò l'abbattimento delle statue dei ``falsi idoli'', e decise di sacrificare chi, tra i prigionieri di quella notte, non si fosse sottomesso e convertito. Morirono a migliaia.

Il regno del Tiranno Mauro

Nel marzo 1320 Mauro fu costretto, per un'epidemia che aveva colpito Tenochtitlan, a raggiungere un compromesso con l'ultimo usurpatore rimasto, il buon Satrapàme: in cambio del riconoscimento della regalità di Mauro, quello avrebbe ottenuto la mano di sua sorella Tzitziplin, appena dodicenne, e sarebbe stato associato al trono. Dopo nove mesi, l'anarchia militare aveva fine.

Iniziò, però, una nuova stagione di violenze: la furia iconoclasta di Mauro si abbatté su monumenti, templi e recinti sacri degli altri dèi; la ``tortura del Tiranno'' venne inflitta spietatamente e reiteratamente a nemici e sudditi; i regni tlaxcaltechi furono sottomessi e i 10.000 loro prigionieri, fedeli alle antiche tradizioni, vennero immolati sulla piramide di Enucatl, nella Città Santa di Sobbabia --- secondo le cronache, furono necessari sette giorni di massacro ininterrotto. La pressione fiscale, inoltre, levitava per la necessità di sostentare un esercito sembre più agguerito e sempre più feroce.

Nelle campagne, il culto si radicava profondamente: i fedeli del dio-serpente, detti ajaxes, non di rado assaltavano le città sguarnite di fortificazioni imponendo la conversione alle borghesie mercantili e artigiane di città. Infine, l'epidemia che aveva colpito Tenochtitlan non era ancora stata debellata, e i canali della città erano ingombri di cadaveri in decomposizione.

La situazione, nei due anni in cui regnò il tiranno Mauro, si fece insostenibile: l'intolleranza religiosa, le conversioni forzate, le torture, i massacri nelle campagne e nelle città, la pressione fiscale esagerata, le continue guerre con Chichimechi e Tlaxcaltechi indussero il buon Satrapàme, cognato di Mauro, a rovesciarlo, il 14 luglio 1322; quel giorno fu noto come Giorno della Gloria. L'evangelizzatore violento del culto di Enucatl, incatenato e sconfitto, abbandonato da tutti, fu l'ultima vittima offerta al dio-serpente; questa religione, intollerante e violenta, fu dunque messa al bando per sempre --- anche se, come affermano documenti spagnoli del XVI secolo, persistette lungamente nelle campagne, perpetuato dagli ajaxes.

Definitivo declino e damnatio memoriae

I monumenti che il tiranno Mauro aveva fatto erigere, le sculture che lo ritraevano, i dipinti che celebravano le sue vittorie furono immediatamente distrutti; il suo nome, cancellato da ogni registro del Paese, fu dimenticato: la condanna per i suoi efferati atti fu così la perenne damnatio memoriae. Talché il suo nome, Mauro, non è azteco: furono gli spagnoli a tradurre così, fraintendendo, l'aggettivo mah-urr (nero d'animo) con cui egli veniva descritto da una popolazione, a distanza di due secoli, ancora terrorizzata.